Cambio rotta: presentate le buone prassi per i minori autori di reato
Consegnato al capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità il documento con gli “orientamenti di policy per i minorenni e le minorenni autori di reato frutto delle esperienze del bando Cambio rotta”. Un investimento di 14,5 milioni di euro, 370 enti del terzo settore coinvolti insieme agli Uffici di servizio sociale per i minorenni (USSM) e i servizi sociali territoriali. I 17 progetti hanno coinvolto oltre 3.000 minorenni (84% italiani e 16% stranieri), prevalentemente maschi (90%) e adolescenti (60% 14-17 anni, 40% 17-21 anni).
Si è svolto oggi presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il convegno “Cambio rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile”, evento che nasce dall’omonimo bando promosso da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di confronto pubblico sui risultati raggiunti dai 17 progetti selezionati nel 2021, volti a sostenere percorsi di reinserimento sociale per minorenni autori di reato, ma soprattutto ha posto le basi per dare continuità ai processi che sono stati avviati in quasi tutto il Paese.
Durante il convegno è stato presentato e consegnato al capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità il documento con gli “orientamenti di policy per i minorenni e le minorenni autori di reato frutto delle esperienze del bando Cambio rotta”. Il documento è l’esito di un percorso di partecipazione rivolto agli enti di terzo settore dei partenariati dei progetti che, tramite comunità di pratiche e laboratori di scrittura condivisa, ha enucleato le sfide che la Giustizia minorile ha davanti e le modalità per affrontarle attraverso le pratiche sperimentate come: la definizione di protocolli operativi territoriali fondati sulla multi-professionalità, la collaborazione tra enti del Terzo settore e USSM, la sperimentazione di modelli educativi innovativi che spaziano dalla musica al teatro, dalla scrittura all’arte, fino a esperienze in natura, attività agricole, percorsi residenziali, cammini e progetti di rigenerazione urbana e lo sviluppo di azioni dedicate alle famiglie, sebbene con persistenti difficoltà di coinvolgimento, soprattutto nelle attività di gruppo.
Grazie a un investimento complessivo di 14,5 milioni di euro, i progetti hanno coinvolto più di 3.000 ragazzi e ragazze, promuovendo interventi personalizzati capaci di agire sulle diverse dimensioni della crescita: educativa, sociale, formativa, lavorativa e familiare. Un approccio integrato reso possibile grazie alla collaborazione tra 370 enti del Terzo settore, gli Uffici di servizio sociale per i minorenni (USSM) e servizi sociali territoriali.
Un elemento qualificante emerso nel corso dell’esperienza è rappresentato dall’avvio di nuove prassi operative con gli USSM, fondate sulla co-progettazione dei percorsi destinati ai minorenni autori di reato. Da questo lavoro congiunto sono scaturite significative sinergie positive che hanno contribuito a rafforzare l’efficacia delle prese in carico e la qualità degli interventi. Nel corso del convegno è stato inoltre evidenziato come, in un momento storico caratterizzato da crescenti fragilità sociali, educative e relazionali, e da una maggiore complessità dei bisogni dei giovani coinvolti nei circuiti della giustizia minorile, sia sempre più urgente promuovere modelli di intervento integrati e personalizzati. In Italia, secondo i dati aggiornati al 31 marzo 2026, sono circa 19.500 i minori e giovani adulti coinvolti in procedimenti penali e seguiti dagli USSM: un fenomeno che riguarda prevalentemente i maschi (91%) e che vede una forte incidenza nella fascia tra i 15 e i 17 anni. I reati più diffusi sono quelli contro il patrimonio (36%) e contro la persona (31%), segnalando una crescente complessità delle traiettorie di devianza minorile, spesso intrecciate a condizioni di marginalità sociale, fragilità educativa e contesti familiari problematici.
“I risultati del bando ‘Cambio rotta’ dimostrano che è possibile costruire percorsi concreti di reinserimento per i ragazzi che entrano nel circuito della giustizia minorile, mettendo al centro la persona e le sue potenzialità – ha dichiarato Marco Rossi-Doria, presidente di Con i bambini – La co-progettazione tra pubblico e privato sociale, l’approccio multidisciplinare e il coinvolgimento delle comunità educanti rappresentano elementi decisivi per contrastare la recidiva e offrire nuove opportunità. In un contesto segnato da crescenti disuguaglianze educative e sociali, è fondamentale continuare a investire in interventi strutturati e duraturi, capaci di incidere realmente sulle traiettorie di vita dei giovani”
Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare nel coinvolgimento delle famiglie, spesso segnate da condizioni di multi-problematicità e diffidenza verso i servizi, che rendono complesso l’avvio di percorsi partecipativi strutturati. Il convegno ha quindi rappresentato soprattutto un’occasione per rilanciare l’impegno condiviso verso un sistema di giustizia minorile sempre più orientato all’inclusione, alla responsabilizzazione e alla costruzione di opportunità concrete per i giovani.
Orientamenti di policy per i minorenni e le minorenni autori di reato frutto delle esperienze del bando “Cambio rotta”:
Foto di Emanuele Spagnolo





























