“A braccia aperte”: due nuovi progetti per gli orfani di femminicidio
Due nuove reti territoriali copriranno il territorio nazionale, dal Nord al Sud, con interventi educativi, psicologici, sociali e legali rivolti ai minori rimasti orfani a seguito di un omicidio del genitore grazie al bando A braccia aperte. Con un contributo complessivo di 10 milioni di euro, sarà anche data continuità ai progetti avviati con la prima edizione del bando fino alla fine dell’anno. Rossi-Doria: “In cinque anni, grazie a questo bando, siamo riusciti a prendere in carico circa 350 minori orfani. Nessuno di loro deve essere lasciato solo nel percorso di ricostruzione della propria vita”.
Sono due i progetti approvati con la seconda edizione del bando “A braccia aperte”, promosso da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, per sostenere gli orfani di crimini domestici e violenza di genere. Si tratta di due nuove reti territoriali che, insieme, garantiscono una copertura estesa su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, con l’obiettivo di offrire accompagnamento e supporto psicologico, sociale, educativo e giuridico a bambini e ragazzi che si trovano ad affrontare la perdita contemporanea di entrambi i genitori a causa di un omicidio-suicidio o di un omicidio seguito da arresto.
La nuova edizione del bando mette a disposizione 10 milioni di euro complessivi: 3 milioni di euro sono destinati ai due nuovi progetti selezionati, mentre 7 milioni di euro sosterranno la prosecuzione e l’ampliamento dei progetti già avviati con la prima edizione del bando, lanciata nel 2020.
Con questa seconda edizione, prosegue e si consolida l’azione promossa da Con i bambini nell’ambito del Fondo, riconosciuta anche nel confronto istituzionale come modello di intervento di riferimento su un tema tanto delicato quanto urgente. Il bando “A braccia aperte” conferma così la propria missione di sostenere interventi educativi e di supporto psicologico, sociale e legale rivolti ai minori rimasti orfani a seguito dell’omicidio di un genitore, rafforzando una rete nazionale capace di prevenire l’isolamento, accompagnare i percorsi di cura e restituire opportunità di futuro a bambine, bambini e adolescenti profondamente segnati dalla violenza.
“In cinque anni, grazie a questo bando, siamo riusciti a prendere in carico circa 350 bambine, bambini, ragazze e ragazzi – ha evidenziato Marco Rossi-Doria, presidente di Con i bambini – Parliamo di giovani che, per la brutalità di quanto accaduto, rimangono orfani due volte. È una ferita profondissima. Per questo abbiamo strutturato un modello che ha le sue radici forti nel territorio e nel ruolo insostituibile che le associazioni svolgono quotidianamente nel sostenere gli orfani e le famiglie affidatarie. Nessuno di loro deve essere lasciato solo nel tentativo di ricostruzione della propria vita”.
I progetti approvati si distinguono per la qualità delle reti coinvolte, la solidità dell’esperienza maturata sul campo e la capacità di attivare modelli di presa in carico multidisciplinari e integrati. Il primo intervento, intitolato “Ad Ampio RESPIRO: Comunità Educanti e Reti di Sostegno per gli Orfani Speciali”, è coordinato dalla cooperativa sociale Horizon Service con un finanziamento di 1,5 milioni di euro. L’azione coinvolge nove regioni del Centro-Sud, in particolare Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Toscana, Calabria, Marche, Sicilia e Sardegna, con l’obiettivo di consolidare e ampliare l’esperienza già avviata con il precedente progetto RESPIRO, rafforzando la rete territoriale di supporto e la capacità di risposta ai bisogni dei minori e delle famiglie affidatarie.
Il secondo progetto è invece “Custodire il Futuro: sostegno agli orfani di femminicidio. Dare futuro a chi il futuro è stato tolto”, coordinato da Fondazione Don Calabria per il Sociale e sostenuto anch’esso con un finanziamento di 1,5 milioni di euro. Questo intervento interessa sei regioni del Centro-Nord, che comprendono Veneto, Piemonte, Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige.
Nel complesso, i due interventi raggiungono un investimento di 3 milioni di euro a favore degli orfani speciali coprendo un’area geografica vastissima che va dal Trentino alla Sicilia, fino alla Sardegna e al Veneto. Entrambi i progetti promuovono l’adozione di un modello multidisciplinare, considerato indispensabile per affrontare le conseguenze del lutto traumatico e del trauma complesso che colpiscono i minori coinvolti. L’impiego di équipe specializzate in ambito psicologico, educativo e sociale consente infatti di garantire una presa in carico olistica, personalizzata e continuativa, capace di accompagnare i ragazzi nei diversi passaggi della crescita e nei percorsi di ricostruzione affettiva, relazionale e sociale.
Accanto al sostegno diretto ai minori, i progetti investono anche nella formazione specialistica degli operatori e nella prevenzione della violenza domestica, attraverso campagne di comunicazione e interventi rivolti a scuole e comunità educanti. In questo modo, l’azione non si limita alla risposta all’emergenza, ma si configura come uno strumento più ampio di promozione di una cultura della tutela, del rispetto e dei diritti dei minori.
Parallelamente all’avvio dei nuovi progetti, è stata avviata anche la progettazione degli interventi di continuità, che comprendono sia la prosecuzione delle iniziative selezionate con la prima edizione del bando nel 2020, sia la realizzazione di una nuova infrastruttura nazionale integrata di rete per la prevenzione e la tutela degli orfani di crimini domestici e femminicidio. I progetti della prima edizione, attualmente in corso, concluderanno le proprie attività entro l’anno, ma il nuovo investimento consente di dare continuità al lavoro svolto, valorizzandone competenze, metodologie e risultati e mettendoli a sistema in una prospettiva nazionale più ampia.
A supporto di questo percorso sarà istituita una cabina di regia per l’intera rete nazionale dei progetti, comprendente sia quelli selezionati con il nuovo bando sia quelli che nasceranno dal rifinanziamento delle iniziative di continuità. La cabina di regia rappresenta uno strumento chiave per garantire coesione metodologica, trasferimento di know-how, supervisione scientifica e advocacy istituzionale, assicurando equilibrio tra esperienza operativa, qualità degli interventi e dialogo con le istituzioni.




