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Le disuguaglianze sociali incidono sulle competenze digitali dei ragazzi

Tag: DirittiDisuguaglianze digitali

L’origine sociale può essere un fattore discriminante nello sviluppo delle competenze digitali, persino tra i più giovani. Per evitare che disuguaglianze sociali e digitali si saldino definitivamente, è cruciale il ruolo della scuola e della comunità educante. È quanto emerge dal report dell’Osservatorio povertà educativa #Conibambini, a cura di Openpolis e Con i Bambini. Di seguito un estratto del rapporto.

Le nuove tecnologie hanno aperto possibilità enormi, potenzialmente per tutti. In concreto però, restano fortissime differenze nell’utilizzo e nella capacità di padroneggiare le tecnologie, anche tra i più giovani. E queste differenze, spesso, si innestano sui divari sociali e educativi preesistenti.

5,3% le famiglie con un figlio che dichiarano di non potersi permettere l’acquisto di un pc.

È una delle caratteristiche che rendono la povertà educativa un elemento così negativo per le nostre società. Investe tutti gli aspetti della vita del minore, sommando svantaggio a svantaggio, in tutti gli ambiti. Una famiglia con difficoltà economiche, con poche risorse educative, reti sociali limitate potrà offrire ai suoi figli un orizzonte di possibilità meno ampio.

Ciò è vero anche nella capacità di padroneggiare i nuovi strumenti tecnologici. Per esempio, il tempo che gli studenti passano con i dispositivi non varia molto rispetto alla condizione dei ragazzi. Mentre è ancora molto forte la relazione tra il background sociale e l’utilizzo che viene fatto del computer e di internet.

79,3% degli studenti “avvantaggiati” utilizza internet per ottenere informazioni pratiche in rete. Tra gli svantaggiati la quota scende al 66,2%.

La ragione è strettamente connessa con le opportunità educative che la famiglia può offrire al minore. I dati sugli studenti adolescenti (che quindi riflettono un’epoca storica diversa da quella attuale) mostrano come il primo utilizzo del computer arrivi più tardi per gli studenti svantaggiati, in tutti i Paesi presi in considerazione da Ocse (qui sono stati selezionati solo i membri Ue al momento della rilevazione).

Il primo utilizzo del pc per gli alunni svantaggiati arriva più tardi
Percentuale di studenti 15enni che hanno usato il computer per la prima volta prima dei 6 anni

Di fronte a disparità che sono così strettamente collegate all'origine familiare, diventa cruciale il ruolo della comunità educante e delle istituzioni educative. Soprattutto perché a scuola, in situazioni molto meno eccezionali di quanto si tenda a pensare, i ragazzi possono avere accesso a servizi di cui non dispongono a casa. I dati Ocse hanno fatto emergere come, mediamente, almeno il 5% degli studenti svantaggiati abbia un accesso a internet da scuola, ma non a casa.

Forse anche per questa ragione, in molti Paesi (tra cui l'Italia) la presenza di dispositivi tecnologici nelle scuole è tendenzialmente maggiore nei territori più fragili, nelle scuole maggiormente frequentate da alunni svantaggiati.

Su conibambini.openpolis.it è possibile approfondire l’argomento con ulteriori grafici e mappe che analizzano i dati a livello nazionale e nei dieci comuni con più famiglie in disagio, tutti nel Sud Italia.

L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un'informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l'elaborazione di analisi e approfondimenti originali.

Il report completo è disponibile in pdf:

Osservatorio #conibambini

Report con dati comunali e mappe sul fenomeno della povertà educativa in Italia.

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