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In quali territori aumenteranno i bambini nei prossimi anni

Tag: Demografia

  • -1.295.921 i residenti fino a 14 anni nel 2030 rispetto a oggi.
  • -8,32% il calo previsto nella fascia 0-4 anni.
  • 7 i territori in cui i minori invece potrebbero aumentare.
  • +8,1% i residenti fino a 4 anni nella provincia di Trieste previsti nel 2030.
  • In queste aree del paese l’offerta educativa oggi è diversificata. Imperia ad esempio sopra la media per le mense al di sotto per i nidi

Che aspetto avrà l’Italia nel 2030? Le tendenze in corso parlano di un paese in declino demografico da alcuni anni, in progressivo invecchiamento, con sempre meno bambini a causa del calo delle nascite.

Proiettate nell’arco di questo decennio, queste tendenze potrebbero portare a una diminuzione dei residenti in Italia quasi del 3%. Dagli attuali 59 milioni a 57,9, secondo le stime dell’istituto nazionale di statistica.

-2,83% il calo residenti in Italia tra 2020 e 2030, in uno scenario di previsione mediano.

Con una variazione del tutto asimmetrica rispetto alle generazioni. Nell’Italia del 2030 potrebbero esserci 2 milioni di over-65 in più (+14,4% rispetto ai 13,8 milioni del 2020) e 1,3 milioni di under-14 in meno. I bambini e ragazzi fino a 14 anni, pari a 7,7 milioni di residenti nel 2020, potrebbero essere il 16,8% in meno nel 2030: 6,4 milioni di persone.

-1.295.921 i residenti fino a 14 anni nel 2030 rispetto a oggi.

Il calo dei minori da qui al 2030

Nell’arco di pochi anni, a meno di inversioni straordinarie nelle tendenze demografiche, potremmo dover assistere al crollo del numero di bambini. A partire dalle nuove nascite e dalle fasce d’età più giovani.

Entro il 2030 i residenti in Italia tra 0 e 4 anni potrebbero diminuire di oltre l’8%, passando dai quasi 2,3 milioni del 2020 a meno di 2,1. Con effetti sulla tenuta del sistema sociale, economico e previdenziale del paese, ancora più preoccupanti se spinti in là nel tempo.

In uno scenario di previsione mediano, Istat prevede che i residenti in Italia saranno 56,4 milioni nel 2040, 54 milioni nel 2050, 47,7 milioni nel 2070. Tra quasi cinquant’anni, lo scenario più ottimista indica una popolazione di 56,4 milioni, ma per quello più pessimista i residenti nel nostro paese potrebbero essere meno di 40 milioni.

All’interno di una forbice così ampia, anche le politiche pubbliche rivolte ai minori e alle loro famiglie possono giocare un ruolo. Per essere efficaci, il punto di partenza è valutare l’impatto sul territorio del calo dei bambini e comprenderne le tendenze.

Territori con sempre meno bambini, pochi in controtendenza

Questo progressivo spopolamento, come abbiamo avuto modo di approfondire, sta già colpendo e si prevede che continui a incidere soprattutto in alcune aree del paese. Su tutti il mezzogiorno e i territori con estese aree interne.

Nella fascia 0-14 anni nessun territorio mostra una tendenza positiva, secondo le stime per il 2030. Ma la valutazione cambia se si considerano i bambini più piccoli, di età compresa tra 0 e 4 anni.

Nella maggioranza dei territori si prevede un calo della popolazione minorile in questa fascia, inferiore al 10% (in ben 65 province su 107) o addirittura più forte (35 su 107). Tuttavia in una ristretta minoranza si potrebbe registrare un aumento dei bambini fino a 4 anni. Parliamo delle province di TriesteTrentoGoriziaSavonaImperiaGenova con aumenti previsti superiori al 2% tra 2020 e 2030. E di quella di La Spezia, dove si stima un incremento molto più contenuto (+0,7%).

7 le province in cui i minori potrebbero aumentare.

Per 3 province il calo, pur presente, dovrebbe essere più lieve attestandosi sotto quota 2%: si tratta di Pordenone, Belluno e del Verbano-Cusio-Ossola. In generale comunque quasi tutti i territori tendono a rispecchiare la tendenza nazionale, con pochissime eccezioni.

Nel 93% delle province è previsto un calo dei bambini per il 2030

Variazione percentuale dei residenti tra 0 e 4 anni tra il 2020 e il 2030

DA SAPERE

La previsione relativa alla popolazione è stata effettuata nell’ambito delle statistiche sperimentali di Istat, sulla base dello scenario mediano. Le previsioni sono formulate tenendo come base il numero di residenti al 1° gennaio 2020.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: venerdì 26 Novembre 2021)

In ampie aree del mezzogiorno, oltreché in alcune province emiliano-romagnole e del centro Italia, il calo previsto supera addirittura il 10%.

Tra i territori che fanno eccezione alla tendenza generale, da segnalare Trieste, con una crescita superiore all’8%, che però appare ben più contenuta in termini assoluti. Da 7.280 abitanti fino a 4 anni nel 2020 a una stima di 7.869 nel 2030, per un totale di 589 residenti in più nel decennio. Incrementi superiori al 4% anche nelle province di Trento, Gorizia, Savona e Imperia.

L’offerta educativa nei territori dove aumenteranno i bambini

L’esistenza di limitate aree del paese dove il numero di minori potrebbe aumentare, rende interessante valutare l’attuale offerta di servizi educativi in questi territori. Anche per capirne le potenzialità di risposta, alla luce delle proiezioni sui prossimi anni.

Il primo aspetto da considerare è l’offerta di asili nido, e in generale quella di servizi socio-educativi per l’infanzia. Si tratta del primo passo del percorso educativo del bambino. Nonché di un’importante incentivo all’occupazione (soprattutto femminile) e a una migliore conciliazione tra vita familiare e domestica.

Tra i territori considerati, 6 su 7 già nel 2020 superavano la media nazionale nell’offerta di servizi socio-educativi per l’infanzia, pari a 27,2 posti ogni 100 bambini in quell’anno. In particolare la provincia di Trieste, che con oltre 44 posti per 100 residenti sotto i 3 anni si è collocata ai vertici della classifica nazionale. Una quota che la avvicina già oggi al nuovo target europeo del 45%.

Seguono le province di TrentoGenovaGorizia – attestate sopra la precedente soglia del 33% – e le liguri La Spezia e Savona, attorno al 30%. Solo 20,8 posti nella provincia di Imperia, con il capoluogo poco sopra (23,1%).

L’attuale offerta di servizi per l’infanzia nei territori in cui aumenteranno i minori nel 2030

Posti in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti 0-2 anni nei comuni italiani (2020)

DA SAPERE

La linea rossa delimita i territori delle 7 province per cui è previsto, in uno scenario mediano, un aumento dei residenti tra 0 e 4 anni tra 2020 e 2030.

Nell’elaborazione è considerata l’offerta di asili nido e di servizi integrativi per la prima infanzia, nel settore pubblico e in quello privato.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: giovedì 14 Luglio 2022)

In termini di diffusione del servizio sul territorio, la provincia di Imperia è ancora – tra quelle esaminate – ultima. Solo il 18,2% dei comuni dell’imperiese ha offerto un qualche tipo di servizio per la prima infanzia nel 2020, mentre a Gorizia, Trieste e Trento la quota ha superato il 90%.

Meglio di Imperia, ma al di sotto della media nazionale (59,3%), le altre province liguri. Dalla città metropolitana di Genova (55,2% di comuni dotati del servizio), a quelle di La Spezia e Savona rispettivamente al 50 e al 39,1%.

3 su 7 le province con minori in aumento dove già oggi oltre il 90% dei comuni offre servizi per l’infanzia.

Proseguendo nel percorso di studi, le mense scolastiche sono uno dei servizi educativi più importanti. Anche per le bambine e i bambini che nasceranno nel corso del decennio, il loro potenziamento è cruciale e incrocia numerose politiche pubbliche.

Da quelle di contrasto alla povertà alimentare, dal momento che quello consumato nella mensa per non pochi bambini è il pasto più completo e sano della giornata, all’impatto sulla povertà educativa. La mensa costituisce infatti il presupposto per svolgere attività pomeridiane a scuola, come laboratori, attività sportive, corsi formativi o di recupero. Queste esperienze, oltre a consentire il tempo pieno e una migliore conciliazione dei tempi per le famiglie, costituiscono anche un’opportunità formativa di primaria importanza.

Da questo punto di vista, nei 7 territori in cui i bambini aumenteranno entro il 2030, la situazione è fortemente diversificata. Con l’eccezione di Gorizia, tutte si collocano sopra la media italiana, pari a circa 31 edifici scolastici statali dotati di mensa. Nell’area di Imperia superano addirittura i due terzi del totale (67,8%), collocando la provincia ligure ai primi posti nel panorama nazionale.

L’attuale offerta di mense scolastiche nei territori in cui aumenteranno i minori nel 2030

Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2020/21)

DA SAPERE

La linea rossa delimita i territori delle 7 province per cui è previsto, in uno scenario mediano, un aumento dei residenti tra 0 e 4 anni tra 2020 e 2030.

L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali dotati di mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat
(pubblicati: mercoledì 12 Gennaio 2022)

Sopra il 60% anche altre 2 province liguri (Savona e La Spezia), seguono Trieste (48,7%) e Genova (34,4%). A fronte della quota rilevata nell’area di Gorizia (24,3%), il capoluogo si attesta sopra la media provinciale (28,6%). Non sono invece disponibili informazioni per la provincia autonoma di Trento, tanto a livello di area quanto di comune.

Messi insieme, i dati sull’offerta di servizi educativi nei territori in cui i minori cresceranno nei prossimi anni mostrano profonde e non scontate differenze. Mediamente si tratta di aree del paese spesso più servite della media, ma con forti divari interni.

Segnale di come, anche in realtà con maggiore offerta della media, l’esigenza di estendere i servizi rivolti ai minori e alle loro famiglie non vada trascurata, soprattutto in presenza di possibili segnali di crescita demografica. In parallelo, è necessario promuovere l’estensione dei servizi nei territori di cui si prevede lo spopolamento. In modo che le politiche pubbliche non si limitino ad assecondare, ma anche a orientare, le tendenze demografiche verso cui il nostro paese è avviato.

I servizi per minori e famiglie nel contrasto del declino demografico

Ovviamente, non va dimenticato che la tendenza al declino demografico riflette anche alcuni fattori strutturali su cui è impossibile intervenire.

(…) e le future prospettive saranno in gran parte governate dall’attuale articolazione per età della popolazione, e solo in parte minore dai cambiamenti immaginati circa l’evoluzione della fecondità, della mortalità e delle dinamiche migratorie. In base a un rapporto di importanza, all’incirca, di due terzi e un terzo rispettivamente

– Istat, Rapporto previsioni demografiche, 26 novembre 2021

Questo non significa che non si debba intervenire su quella parte che può essere ancora influenzata dalle politiche pubbliche. È in gioco la tenuta del sistema sociale, economico e previdenziale, in un paese dove le coppie senza figli potrebbero aumentare del 13% tra 2020 e 2040, passando da 5,1 a 5,7 milioni. Mentre quelle con figli dovrebbero diminuire del 23% (da 8,3 a 6,4 milioni).

2045 l’anno entro cui si prevede che le coppie senza figli potrebbero superare quelle con figli (Istat).

Dinamiche che, inesorabilmente, condurranno al rapporto di 3 anziani sopra i 65 anni per ogni residente sotto i 14 anni.

Scongiurare, o quanto meno mitigare, questo scenario deve essere l’assillo principale delle nostre politiche pubbliche. Agendo di conseguenza, anche nell’ambito dei servizi rivolti a bambini e ragazzi, con un approccio che incentivi le politiche sociali, educative e familiari in modo trasversale. Dall’estensione dei servizi educativi, per l’infanzia e non solo, al supporto della genitorialità.

L'articolo è disponibile anche su conibambini.openpolis.it.

L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un’informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti originali.

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