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Il ruolo strategico delle scuole dell’infanzia nel contrasto alla povertà educativa

Tag: DirittiIstruzione

L’istruzione pre-primaria pone le basi per i futuri apprendimenti dei ragazzi. Una fase della crescita, quella fra i 3 e i 6 anni, in cui si decide il futuro di ragazze e ragazzi. Aver frequentato la scuola dell’infanzia produce risultati positivi sugli apprendimenti successivi, anche scontando il background socio-economico-culturale degli studenti. È quanto emerge dal report dell’Osservatorio povertà educativa #Conibambini, a cura di Openpolis e Con i Bambini. Di seguito un estratto del rapporto.

L’istruzione pre-primaria dovrebbe essere una priorità a livello globale, innanzitutto perchè pone basi più solide per tutto ciò che il bambino imparerà in futuro. I bambini che hanno frequentato la scuola dell’infanzia tendono ad arrivare alle elementari con un vocabolario più ampio, maggiore attitudine alle relazioni sociali e abilità matematiche più sviluppate.

La seconda ragione è che una buona istruzione pre-primaria migliora l’efficacia e l’efficienza dell’intero sistema scolastico. I bambini che la frequentano tendono a essere meno soggetti ai fenomeni connessi con la dispersione: ritardi, bocciature, abbandoni precoci. 

Il terzo motivo è che un accesso equo all’istruzione pre-primaria può avere effetti positivi anche sulla crescita economica. È un investimento nel capitale umano, perché aiuta a sviluppare alcune competenze che serviranno nel mercato del lavoro, dal pensiero critico alla capacità di relazionarsi con gli altri.

A livello internazionale si rilevano profondi squilibri tra i diversi stati.

In Svezia 1,4% del pil viene speso in istruzione pre-primaria. Germania e Spagna si trovano in linea con la media Ocse (0,6%), mentre Italia e Regno Unito si collocano un decimo di punto al di sotto (0,5%).

Altro dato da prendere in considerazione è il rapporto alunni-insegnanti nelle scuole d'infanzia in Italia.

La scuola dell'infanzia quindi "presidia" una delle fasi più importanti durante la crescita del minore. Il passaggio precedente alla scuola dell'obbligo fa la differenza sugli apprendimenti, e quindi può ridurre (o, in sua assenza, acuire) i gap sociali e educativi di partenza.

Investire su scuola e comunità educante può ridurre i divari dei bambini svantaggiati

Però non tutte le famiglie purtroppo hanno la possibilità di offrire ai loro figli le stesse opportunità ed esperienze formative. 

Su conibambini.openpolis.it è possibile approfondire l’argomento con grafici e mappe che affrontano la situazione a livello regionale e provinciale.

L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un'informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l'elaborazione di analisi e approfondimenti originali.

Osservatorio #conibambini

Report con dati comunali e mappe sul fenomeno della povertà educativa in Italia.

Le mappe della povertà educativa nel Lazio

Nel Lazio vivono 913.150 bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 17 anni. Una fascia di popolazione che in questo particolare periodo storico sta vivendo tante sfide, specialmente dal punto di vista educativo e sociale. La metà circa dei minori del Lazio vive nella Capitale. Attraverso le Mappe della povertà educativa, l’Osservatorio #conibambini,…

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