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Il ruolo degli anziani e le differenze generazionali nella povertà

Tag: DemografiaDiritti

Negli ultimi anni si sono susseguite diverse crisi economiche e sociali. A partire dalla grande recessione del 2008 cui è seguita, all’inizio del decennio scorso, l’emergenza dei debiti sovrani. L’ultimo biennio, infine, è stato segnato dalla pandemia e dal ritorno dell’inflazione.

+ 1 milione di persone in povertà assoluta tra 2019 e 2020.

Una successione di eventi che ha inciso su un tessuto sociale provato, come reso evidente anche dall’aumento dei poveri assoluti, ormai 5,6 milioni.

Il contributo degli anziani in una fase storica difficile

Queste crisi hanno progressivamente allargato i divari generazionali: sono soprattutto bambini e ragazzi, con le loro famiglie, a trovarsi più spesso in condizione di indigenza.

Con la pandemia si sono ulteriormente allargati i divari generazionali
Incidenza della povertà assoluta per fascia d’età (2005-21)

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Giugno 2022)

Nel quadro appena tratteggiato, è spesso emerso il contributo degli anziani, che - specie negli anni di crisi - in molti casi si sono trovati a sostenere le famiglie di figli e nipoti. Tanto nell'accudimento dei minori, quanto purtroppo anche sul versante del sostegno economico, di fronte a una difficoltà crescente dei nuclei con bambini a carico.

Il ruolo degli anziani ha perciò spesso supplito a ritardi di lungo periodo del nostro paese. Come la storica debolezza dei servizi per l'infanzia e delle misure di supporto alla genitorialità, a fronte dell'aumento dei divari economici tra le generazioni. In un paese in cui - anche per queste carenze - sono sempre meno i nuovi e nati e la popolazione invecchia progressivamente.

Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana

Nel 2030 i residenti in Italia con meno di 14 anni potrebbero essere 6,4 milioni, in base allo scenario mediano di previsione formulato da Istat. Un calo del 16,8% rispetto ai 7,7 milioni 2020. In parallelo, le persone con almeno 80 anni probabilmente supereranno per la prima volta i 5 milioni: il 14,6% in più rispetto a quanto rilevato nel 2020 (4,4 milioni).

La quota di anziani sarà più elevata soprattutto nel centro-nord.

Nell'arco di un decennio, la quota di popolazione anziana passerebbe così dal rappresentare il 7,4% dei residenti al 8,7%. Una tendenza comune all'intero paese, sebbene con intensità diverse sui singoli territori. Nelle province di Savona, Terni e nella città metropolitana di Genova potrebbero superare l'11% nell'arco del decennio. Raggiungerebbero la doppia cifra anche altre 20 province: Oristano, Grosseto, Biella, Trieste, Livorno, Imperia, Sud Sardegna, Udine, La Spezia, Massa-Carrara, Ferrara, Verbano-Cusio-Ossola, Firenze, Belluno, Siena, Arezzo, Nuoro, Gorizia, Pistoia e Perugia.

L’invecchiamento della popolazione da qui al 2030, provincia per provincia
Percentuale di residenti con almeno 80 anni sul totale della popolazione (2020-2030)

DA SAPERE
La previsione sui dati del decennio è stata effettuata nell’ambito delle statistiche sperimentali di Istat, sulla base dello scenario mediano. Le previsioni sono formulate tenendo come base il numero di residenti al 1° gennaio 2020.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 29 Novembre 2021)

A fronte di un aumento medio di circa il 15% nel numero di anziani, il centro-sud vedrebbe gli incrementi più consistenti: +41,65% a Cagliari tra 2020 e 2030, +35,52% nella città metropolitana di Napoli, +31% a Latina e Sassari, +30% nel casertano. Tuttavia, partendo da un livello più basso, l'incidenza delle persone con almeno 80 anni continuerebbe ad essere più contenuta nel mezzogiorno. In particolare nelle province di Caserta (6,3% della popolazione) e nelle città metropolitane di Napoli (6,5%) e Catania (7,2%).

L'incidenza degli anziani in Italia

La popolazione con oltre 80 anni rappresenta oggi il 6,5% dei residenti in Italia: poco meno di 4 milioni di persone. Con un'incidenza variabile sul territorio nazionale, tra nord e sud ma soprattutto tra centri maggiori e aree interne.

Approfondendo l'analisi a livello comunale, infatti, emerge come i territori più soggetti all'invecchiamento siano quelli maggiormente periferici, più distanti dalle città polo, baricentriche in termini di servizi.

La popolazione è più anziana nelle aree interne del paese
Percentuale di popolazione con età superiore agli 80 anni (2018)

DA SAPERE
Il colore dei comuni varia in base all’incidenza della popolazione con età superiore agli 80 anni: più è scuro, maggiore la popolazione anziana.
La linea rossa demarca i comuni classificati come periferici e ultraperiferici.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tra i comuni polo, la quota mediana di anziani è pari al 6,86%. Dato che scende al 5,95% in quelli cintura, ovvero gli hinterland delle città principali. Per poi risalire sopra l'8% nelle aree più interne, come i comuni periferici (dato mediano 8,25%) e quelli ultraperiferici (8,72%).

Trend che ci ricordano, da un lato, lo spostamento delle famiglie con figli nelle corone urbane che circondano le città maggiori, spesso anche in ragione dei costi delle abitazioni. Dall'altro, il progressivo invecchiamento e spopolamento di una parte d'Italia, quella più interna.

In quali comuni vivono più persone anziane
Percentuale di popolazione con età superiore agli 80 anni (2018)

DESCRIZIONE
Per sapere quanto incide la quota di popolazione anziana nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

L'articolo è disponibile anche su conibambini.openpolis.it.

L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un’informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti originali.

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