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Giovani a rischio: bullismo, criminalità e comportamenti al limite

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Aspirazioni e frustrazioni, aspettative e ansie, irrequietezza e delusioni sono tutti stati d’animo connaturati alle fasi dello sviluppo. E accompagnano la crescita del minore, che attraverso questi passaggi assume la consapevolezza di sé e del suo ruolo nel mondo che lo circonda. Allo stesso tempo, per una serie di ragioni diverse, questa forma naturale di disagio può sfociare in comportamenti antisociali, pericolosi per sé o per gli altri. Ne sono esempi gli atti di bullismo verso i coetanei, l’adozione di comportamenti a rischio (tra cui l’uso di sostanze), fino all’ingresso nel mondo della criminalità minorile.

La presenza di forti reti sociali e di comunità è un’argine alla povertà educativa e ai rischi che attraversano i più giovani.

Le cosiddette “devianze” non hanno ovviamente una sola causa. Si tratta di un fenomeno multifattoriale, che può avere molte radici. Una di queste è sicuramente un contesto di deprivazione sociale, che espone soprattutto ragazze e ragazzi che vivono in territori difficili e in famiglie segnate da forte disagio economico. Ma non è l’unica causa: uno dei profili di “giovani a rischio” individuati dalla letteratura sul tema è infatti quello dei cosiddetti “ragazzi senza problemi”. Adolescenti provenienti da famiglie di ceto medio e medio-alto, del tutto alieni a situazioni di disagio economico. Ma allora cos’è che accomuna situazioni tanto diverse? La radice comune, come sottolineato nell’ultima relazione del garante dell’infanzia, si ritrova spesso nella fragilità dei legami sociali e familiari.

In questo senso, si capisce come il ruolo della comunità educante sul territorio costituisca un fattore cruciale nel contenere questi fenomeni. Fenomeni che si alimentano proprio nella carenza di senso di comunità, di rispetto verso sé stessi e gli altri, di modelli educativi.

L’importanza e il bisogno di comunità educanti forti e radicate diventa ancora più importante in un contesto come quello che abbiamo vissuto nell’ultimo anno, segnato dall’emergenza Covid. Un’emergenza che ha tenuto i ragazzi lontani dalla scuola e dai luoghi che per molti rappresentano l’unica alternativa alla strada o a situazioni familiari difficili. Inoltre, l’incidenza della povertà assoluta tra i minori ha superato il 13% nel 2020, cioè la quota più alta dall’inizio della serie storica, nel 2005.

Criminalità minorile

La devianza e la criminalità giovanile hanno un costo economico e sociale enorme. Il 3% del bilancio del ministero della giustizia riguarda la giustizia minorile e di comunità. Ma il vero costo delle devianze è la frantumazione delle reti sociali e comunitarie. Un isolamento in cui si alimentano fenomeni criminali.

Sono circa 30mila all’anno le segnalazioni per reati commessi da minori
Numero di minori denunciati/arrestati dalle forze di polizia per tutti i delitti (2009-19)

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat (delitti denunciati all'autorità giudiziaria dalle forze di polizia)
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Marzo 2021)

È da rilevare una netta prevalenza di denunce a carico dei minori di sesso maschile, rispetto alle ragazze. L’85,3% dei denunciati tra i minori nel 2019 erano maschi. I reati prevalenti sono furti e danneggiamenti. In Campania, Sicilia e Calabria è più elevata la quota di denunce ai minori per associazione criminale. In crescita le violazioni delle norme sugli stupefacenti ma anche lesioni, rapine e minacce.

I minori sono in tanti casi vittime di reati. Un elemento che mette in luce la necessità di assicurare protezione e sicurezza in una fase molto delicata per lo sviluppo. Furti, lesioni e minacce sono i reati di cui i minori sono più spesso vittime. I reati sessuali colpiscono in oltre il 70% dei casi le bambine. Nella fascia d'età 14-17 anni, la quota di vittime di reati sessuali tra le ragazze aumenta ancora di più. Colpiscono le ragazze l'89% delle violenze sessuali denunciate, l'80% dei casi di pedopornografia, il 79% degli atti sessuali con minorenne. 

Bullismo

Gli atti di bullismo hanno come effetto quello di isolare chi ne è preso di mira, ridicolizzarlo, emarginarlo. Minandone la tenuta psicologica, la qualità della vita, la possibilità di sviluppare relazioni sociali e il percorso educativo. Il bullismo è una piaga per lo sviluppo dei ragazzi e le possibilità di inclusione.

Un fenomeno grave e non nuovo, ma che tra le giovani generazioni è reso anche più pervasivo per la diffusione elevata di dispositivi elettronici e strumenti di comunicazione. Il bullismo su internet fa leva sulla maggiore possibilità di anonimato (viene meno il contatto diretto, faccia a faccia, tra bullo e bullizzato) e su un senso di impunità e deresponsabilizzazione di chi partecipa, condividendo un contenuto offensivo, all’azione di bullismo. 

Secondo un’indagine Istat del 2015, oltre un ragazzo su 2 ha dichiarato di aver subito bullismo. Circa un terzo ha riportato di essere preso di mira qualche volta all’anno (31,1% tra i maschi, 34,7% tra le femmine). Per più del 10% degli intervistati ciò avveniva almeno qualche volta al mese. Per il restante 10% circa (9,9% tra le ragazze, 8,5% tra i ragazzi) il bullismo invece era quasi un fenomeno quotidiano. Significa che una o più volte alla settimana sono stati presi di mira con soprusi o prepotenze. I preadolescenti e le ragazze sono più spesso vittime di bullismo.

Bullismo più frequente al nord ed è subito più spesso da chi vive in zone con più disagio
Frequenza degli episodi di bullismo rispetto al luogo di residenza delle vittime (2014)

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Giugno 2020)

La famiglia di chi subisce bullismo, più spesso della media, vive in una zona disagiata. ll bullismo colpisce i meno inseriti, contribuendo a creare emarginazione invece di inclusione. Una conferma è data dal fatto che gli studenti stranieri sono più spesso vittime dei bulli rispetto agli italiani. Per quanto riguarda il cyberbullismo, invece, sono soprattutto le ragazze a subirlo.

Uso di droghe tra i giovani

Sulle tossicodipendenze la relazione annuale al parlamento del dipartimento della presidenza del consiglio preposto indica come circa uno studente su 4 tra 15 e 19 anni abbia assunto sostanze psicoattive illegali nel 2019. In base a questi dati, elaborati annualmente dal Cnr, si stima che circa 35.000 studenti (circa l’1,4% del totale) abbia assunto sostanze senza conoscerne il contenuto o gli effetti. In prevalenza pasticche (41,5%), liquidi (30,2%) e polveri (22,3%). Tra le sostanze maggiormente utilizzate almeno una volta nella vita prevalgono cannabis, nuove sostanze psicoattive e cannabinoidi sintetici. Non è irrilevante la quota di chi ha consumato cocaina (2,9%), stimolanti come amfetamine, ecstasy, Mdma (2,5%), allucinogeni (2%) ed eroina (1,1%, ovvero oltre 27mila ragazzi). Si stima che lo 0,5% degli studenti (circa 12mila persone) abbia consumato almeno una volta nella vita droghe tramite iniezione. Tra i consumatori prevale la percezione di una facile reperibilità delle sostanze.

Oltre l’1% degli studenti delle superiori ha fatto uso di eroina
Percentuale di studenti 15-19 anni che hanno usato almeno una volta sostanze psicoattive (2019)

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ifc-Cnr
(ultimo aggiornamento: lunedì 9 Novembre 2020)

Il consumo di alcol tra i giovani

I comportamenti a rischio possono tradursi anche nell'uso di sostanze non illegali. Basti pensare a tutti i rischi connessi all'abuso di alcol tra i più giovani. che ha un impatto anche sulla criminalità minorile e gli atti violenti. Un qualche tipo di consumo, considerato a rischio in questa fascia d'età, riguarda in media il 18,5% dei giovani tra 11 e 17 anni. Il 6,5% dei giovani tra 16 e 17 anni ha fatto binge drinking, cioè l'ingestione di forti quantitativi di alcol in poco tempo, fino alla totale perdita di controllo.

Come varia il consumo di alcolici tra i minori
Percentuale di persone di 11-17 anni per consumo nell’anno di bevande alcoliche e abitudine al binge drinking (2020)

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Giugno 2020)

Su conibambini.openpolis.it è possibile approfondire l’argomento con ulteriori grafici e mappe.

L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un’informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti originali.

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Report con dati comunali e mappe sul fenomeno della povertà educativa in Italia.

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