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Divari ampi nell’apprendimento delle lingue straniere

Tag: Diritti

Foto di Tim Mossholder su Unsplash
  • La conoscenza delle lingue è una porta di accesso insostituibile a opportunità e prospettive, perciò i divari nell’apprendimento dell’inglese sono un problema.
  • Nei test i giovani di famiglie svantaggiate hanno risultati inferiori rispetto ai coetanei.
  • 8,4% nei licei non raggiunge il livello B1 in ascolto. La quota sale al 54,7% nei professionali.
  • Tra le regioni, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sopra i 220 punti, ultime Calabria e Sicilia con 184.
  • Spicca la città di Bolzano, mentre Trapani è ultima tra i capoluoghi.

Nel mondo in cui viviamo, conoscere le lingue rappresenta una delle chiavi di accesso più potenti per opportunità e prospettive di vita. Tra queste, l’apprendimento dell’inglese è determinante per l’acquisizione di competenze e per future opportunità di lavoro, dal momento che si tratta della “lingua franca” delle nuove tecnologie e di internet.

Ma la conoscenza delle lingue è anche uno dei fattori che più influenza la possibilità di apprendimento anche nell’immediato, ad esempio con esperienze di studio all’estero.

Un problema (anche) di ascensore sociale

Per questi motivi, è importante che il sistema educativo offra a tutti, a prescindere dalla condizione di partenza, la possibilità di ricevere un livello di apprendimenti adeguato in questo ambito. Oggi spesso non è così; perciò i divari nell’apprendimento dell’inglese rappresentano un problema anche in termini di mobilità sociale.

Sono spesso proprio i giovani svantaggiati, che già dispongono di minori opportunità in ambito familiare, ad avere i risultati più bassi in inglese (così come nelle altre materie). Questo genere di meccanismi rafforza la dinamica nota alla base della povertà educativa.

Migliore la condizione di partenza, migliori i risultati in inglese.

Nei test Invalsi somministrati nell’anno scolastico 2021/22 a studenti e studentesse di terza media, i giovani di famiglie di condizione socio-economico-culturale elevata superano il punteggio di 220 in inglese (ascolto), a fronte di una media pari a circa 206. Per i ragazzi delle famiglie di livello medio-alto il punteggio scende a 211,3; mentre è 205,2 per quelli di condizione medio-bassa. Tra gli studenti di condizione bassa, si scende sotto quota 200: 194,2 nell’anno scolastico 2021/22.

220,9 il punteggio medio nei test Invalsi di inglese in III media per i giovani di famiglie avvantaggiate. Quasi 30 punti in più di quelli svantaggiati (194,2).

Sono dati che devono indurre una riflessione, perché la missione della scuola è proprio migliorare le opportunità di chi in partenza ne ha meno. Senza contare con la prosecuzione degli studi i divari crescono ulteriormente. In V superiore gli studenti avvantaggiati raggiungono nei test di inglese (ascolto) i 220 punti, mentre quelli svantaggiati si fermano poco sopra quota 187. Oltre 30 punti di divario.

La differenza è ancora più netta rispetto al tipo di percorso di istruzione intrapreso. Nei licei il 61,1% degli alunni di quinta superiore raggiungono almeno il livello B2 in ascolto, mentre l’8,4% non raggiunge nemmeno il B1. Nei tecnici sono oltre il triplo quelli che non raggiungono il B1 (31,1%), mentre il 27,2% arriva al B2. Negli istituti professionali meno del 10% (9,9%) arriva al B2 e più della metà dei ragazzi non raggiunge il B1 (54,7%).

Nel Mezzogiorno livelli di apprendimento molto più bassi

I divari sociali appena visti si intersecano con quelli territoriali, rafforzandoli. Nelle classi di terza media, nella prova di ascolto in inglese si va dagli oltre 220 punti registrato nelle province autonome di Bolzano e Trento, nonché in Friuli-Venezia Giulia, ai 184 circa di Sicilia e Calabria.

Provincia autonoma di Bolzano ai vertici per apprendimento dell’inglese
Risultati in inglese per punteggio in terza media (ascolto, a.s. 2021/22)

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi
(pubblicati: mercoledì 28 Settembre 2022)

Interessante osservare come all’interno della provincia autonoma di Bolzano spicchino i risultati dei ragazzi madrelingua ladina e tedesca (oltre 240 punti). La provincia autonoma di Trento, quella di Bolzano (lingua italiana) e il Friuli Venezia Giulia si attestano poco sopra i 220 punti, seguiti da Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Chiudono la classifica le regioni del mezzogiorno. Si avvicina alla media nazionale l’Abruzzo (204,6), mentre molto al di sotto di quota 200 si posizionano, nell’ordine, Basilicata, Puglia, Sardegna, Campania, Calabria e Sicilia. Queste ultime 3 regioni si attestano sotto la soglia di 190.

Approfondendo il dato in chiave comunale, attraverso i dati Invalsi possiamo confrontare tutti i comuni che hanno almeno 2 plessi scolastici sul proprio territorio. Mantenendo la comparazione sui test in ascolto in terza media, emerge netta la frattura tra centro-nord e sud. Basti pensare che nessun capoluogo di provincia meridionale compare nelle prime 20 posizioni per gli apprendimenti in inglese in terza media.

Sono siciliani 8 dei 20 capoluoghi con i punteggi più bassi in inglese
Punteggio medio nei test Invalsi di inglese (III media, ascolto, a.s. 2021/22)

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: mercoledì 28 Settembre 2022)

I 20 capoluoghi con gli apprendimenti più alti si trovano in massima parte nell’Italia settentrionale (18 su 20), mentre 2 sono in quella centrale. Ai primi posti Bolzano (232,42), Como (228,90), Monza (228,88), Pordenone (228,25) e Bergamo (227,26).

I 20 capoluoghi con i punteggi più bassi in inglese nei test Invalsi di terza media si trovano tutti nel mezzogiorno: 10 nel sud continentale e 10 nelle isole (di cui 8 nella sola Sicilia). In particolare, con meno di 185 punti medi, troviamo Agrigento (184,48), Crotone (183,17) e Trapani (179,61).

L'articolo è disponibile anche su conibambini.openpolis.it.

L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un’informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti originali.

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