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Ancora poche le mense scolastiche in Italia

Tag: DirittiEdilizia scolasticaIstruzione

Una corretta alimentazione è alla base della crescita e dello sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi. Trasmettere delle corrette abitudini in questo senso è un compito che sicuramente spetta in primis alla famiglia, ma non solo. La scuola infatti, attraverso il servizio di refezione, può garantire agli alunni pasti sani ed equilibrati. Una possibilità che non tutti trovano nella famiglia di origine, per difficoltà organizzative, di tempo o spesso economiche, soprattutto nei contesti di maggior disagio.

Da qui l’invito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza a rendere il servizio mensa accessibile nelle scuole a tutti i bambini in condizioni di povertà. Una proposta che è stata inserita nel quinto piano per l’infanzia e l’adolescenza.

[…] Va assicurato almeno un pasto completo a ogni bambino in condizione di povertà assoluta: l’estensione del servizio di refezione scolastica a tutti gli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria va proprio in questa direzione.

– Carla Garlatti, garante per l’infanzia e l’adolescenza, giugno 2021

Come abbiamo visto in un precedente articolo, i bambini e i ragazzi tra 0 e 17 anni sono i più colpiti da povertà assoluta. Una condizione che nel 2020 ha riguardato il 13,5% dei minori, registrando inoltre un aumento rispetto all’anno precedente (11,4% nel 2019). Dati che ovviamente riflettono la situazione di disagio economico delle famiglie di origine.

Quante famiglie faticano a garantire pasti proteici

In Italia circa 10 famiglie su 100 non possono permettersi di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Questi i risultati, relativi al 2019, dell’indagine Istat sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie. Un dato che varia sia in base alla tipologia familiare, sia in base al territorio. Riguardo la prima variabile, a essere più colpiti risultano i nuclei monogenitoriali.

12,9% le famiglie monogenitoriali con almeno un figlio minore che non possono permettersi di mangiare carne o pesce ogni 2 giorni, nel 2019.

Riguardo la seconda, sono le famiglie del sud e delle isole le più colpite, rispettivamente con il 17,4% e il 18% di nuclei familiari che non riescono a garantire un pasto proteico ogni 2 giorni. Nelle altre aree del paese le percentuali sono invece inferiori al 10%, in particolare nel nord-est (4,8%). Oltre alla latitudine, un altro aspetto in base al quale distinguere i territori è la loro popolosità. Da un lato i centri urbani più abitati, in genere le città, dall’altro quelli meno abitati come i piccoli comuni.

Nelle città l’11,7% delle famiglie non può permettersi un pasto proteico ogni 2 giorni
Percentuali di famiglie che non possono permettersi carne o pesce ogni due giorni, divise per popolosità del comune di residenza (2019)

DA SAPERE
I dati mostrano la percentuale di famiglie che non possono permettersi un pasto proteico ogni due giorni, sul totale delle famiglie che vivono in comuni con diversa popolosità.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Nei piccoli centri con meno di 2mila abitanti le famiglie in tale condizione sono il 7,8%. Una quota inferiore alla media nazionale (10%) e che aumenta in modo direttamente proporzionale alla popolosità dei territori. Così si passa all'8,2% nei comuni con 2.001-10.000 abitanti e al 10,6% in quelli nella fascia di popolazione 10.001-50.000.

4 i punti di divario tra comuni con meno di 2mila abitanti e quelli con più di 50mila, sulla quota di famiglie che non può permettersi un pasto proteico ogni 2 giorni.

Il ruolo delle mense scolastiche

Nella situazione descritta sopra, che vede nel nostro paese il 10% delle famiglie italiane in difficoltà a garantire una dieta equilibrata, le mense scolastiche giocano un ruolo decisivo.

La mensa offre pasti sani e garantisce la continuità del tempo pieno a scuola.

Il servizio di refezione dà alla scuola la possibilità di educare bambini e ragazzi anche dal punto di vista alimentare, attraverso l'offerta di pasti sani.

Un ruolo che può in alcuni casi compensare le difficoltà della famiglia di origine che, per questioni economiche o di altro tipo, in tanti casi non garantisce una dieta equilibrata ai figli.

In questo senso va tuttavia sottolineato che in Italia la mensa scolastica non è un servizio gratuito. Quindi le famiglie che non possono permettersi una buona alimentazione, presumibilmente non possono permettersi neanche di pagare il servizio di refezione per i propri figli. Un punto su cui vuole intervenire la proposta del garante per l'infanzia e l'adolescenza, a supporto delle famiglie e dei minori con maggiori difficoltà economiche.

Oltre all'aspetto legato all'alimentazione, le mense facilitano agli alunni la frequentazione del tempo pieno a scuola e, di conseguenza, la conciliazione per i genitori della vita lavorativa con quella familiare. Un aspetto su cui investe anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), per promuovere lo sviluppo di questo servizio.

Con questo progetto si persegue l’attuazione graduale del tempo pieno, anche attraverso la costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa 1.000 edifici entro il 2026. Il piano è gestito dal Ministero dell’Istruzione ed è attuato, quanto alla costruzione e riqualificazione delle mense e palestre, dagli Enti locali proprietari dei relativi edifici.

- Pnrr, Investimento 1.2: Piano di estensione del tempo pieno e mense

La diffusione del servizio di refezione sul territorio

Le amministrazioni comunali avranno quindi un ruolo centrale nella messa in atto concreta di questo piano. Ma qual è la situazione attuale? Per capire il punto di partenza su cui gli enti locali saranno chiamati a intervenire, è utile osservare l'offerta di mense scolastiche nei comuni italiani, così come descritta dai dati più recenti, al 2018. Per osservare come cambia la diffusione del servizio da nord a sud, da città a piccolo comune.

Le mense scolastiche nei comuni italiani
Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa, nei comuni italiani (2018)

DA SAPERE
Il dato misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali dotati di mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

26,4% gli edifici scolastici statali dotati di mensa in Italia, nel 2018.

Come emerge in modo evidente dalla mappa, i territori che registrano la maggior offerta del servizio di refezione sono Valle d'Aosta, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte, che presentano medie superiori al 60%. Le altre regioni seguono ad ampia distanza, in particolare Campania e Sicilia, agli ultimi posti con quote medie inferiori al 10%.

Osservando invece i dati comunali senza considerarne l'area geografica, ciò che emerge è che sono le città ad avere più spesso edifici scolastici che non dispongono del servizio di refezione. I comuni polo, cioè centrali in tema di offerta di servizi essenziali sul territorio, hanno infatti una media di sole 20,8 scuole su 100 dotate di mensa. Un dato che porta a riflettere, se confrontato con il grafico visto in precedenza, che individuava proprio nelle città maggiori la quota più elevata di famiglie che non possono permettersi un pasto proteico ogni 2 giorni.

Questo rende ancor più chiara la necessità di mettere in atto le proposte del garante per l'infanzia e per l'adolescenza e del Pnrr. Per contrastare allo stesso tempo il disagio economico di molte famiglie e la carenza di un servizio così importante come quello di refezione. Sia per i bambini e i ragazzi che per le loro famiglie.

L'articolo è disponibile anche su conibambini.openpolis.it.

L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un’informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti originali.

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