Cambiamenti climatici: cosa ne pensano i giovani?
Tag: DirittiEdilizia scolastica
- Gli adolescenti sembrano meno preoccupati dei cambiamenti climatici, rispetto al recente passato.
- Il rischio da evitare è che il tema diventi minoritario, o perda importanza, mentre questi problemi si riflettono sulla vita delle persone.
- Poco meno di mille edifici scolastici in Italia risultano essere vicini a fonti di inquinamento atmosferico.
- La Spezia e Foggia sono i capoluoghi di provincia con più scuole vicine a fonti inquinanti.
Il 22 aprile ricorre la giornata mondiale della Terra, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare governi, istituzioni e cittadini sull’importanza della tutela dell’ambiente, della lotta al cambiamento climatico e della salvaguardia delle risorse naturali del pianeta.
Nonostante negli ultimi anni altri problemi abbiano centralizzato l’attenzione pubblica (dalla pandemia alle guerre), quella ambientale rimane una questione molto sentita, come ha mostrato un’indagine dell’anno scorso condotta a livello europeo.
In ambito Ue, i giovani sono il segmento demografico più preoccupato per il cambiamento. Comprensibilmente, è soprattutto chi è esposto ai problemi ambientali a mostrare le maggiori preoccupazioni.
“Around eight in ten Europeans (85%) believe climate change is a serious problem (…) Women (87% vs 83% men) and the youngest respondents (15–24) (88% vs 83% aged 40-54) are the groups most likely to see climate change as a serious problem. Those exposed to environmental or climate risks show high concern (91%) compared to those not exposed (81%)” – Commissione europea, I cambiamenti climatici (Eurobarometro, giugno 2025)
Questa tendenza non significa tuttavia che vi sia sempre un collegamento diretto tra esposizione al rischio e preoccupazione verso queste problematiche. I recenti dati Istat rilasciati nell’ambito delle statistiche per il benessere equo e sostenibile hanno mostrato in questo senso un quadro in chiaro-scuro. Variabile anche in funzione della fascia d’età: tra i ventenni la preoccupazione per il clima e l’insoddisfazione per la qualità dell’ambiente appare più alta rispetto a ragazze e ragazzi più giovani.
Adolescenti e ventenni: percezioni in parte diverse sull’ambiente
In media, dopo anni di incremento, appare in relativo calo la quota di popolazione preoccupata per il cambiamento climatico, in particolare tra i giovanissimi. Le persone che ritengono il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra e il buco dell’ozono tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie sono aumentate molto nel corso degli anni ’10 di questo secolo. L’ultimo periodo mostra invece una tendenza più altalenante, con un calo visibile soprattutto tra gli adolescenti (14-19 anni), e molto meno nitido tra ragazze e ragazzi più grandi (20-24 anni). Una dinamica che comunque riflette una tendenza complessiva, visibile anche per la media della popolazione.
Dopo quasi un decennio di aumento, appaiono in calo gli adolescenti preoccupati per il clima
Percentuale di persone che ritengono il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra e il buco nell’ozono tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie (2012-2024)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat
(pubblicati: giovedì 13 Novembre 2025)
Ventenni più preoccupati degli adolescenti per la situazione ambientale.
Nello stesso periodo appare piuttosto elevata, tra gli adolescenti, la quota di coloro che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti per la situazione ambientale (aria, acqua, rumore) della zona in cui vivono, pari al 74,1% nel 2024. Molto più della media della popolazione (68% nello stesso anno) e dei giovani ventenni. Tra 20 e 24 anni infatti la quota di soddisfatti per la situazione ambientale scende al 66,8% nel 2024; era di 3 punti percentuali superiore nel 2023 (69,7%).
Percezioni e tendenze strutturali sulla condizione ambientale
Si tratta di una tendenza su cui riflettere per diversi motivi. In primo luogo, la preoccupazione per il cambiamento climatico e l’insoddisfazione per il clima tende a correlarsi con il titolo di studio. Più è alto, più è probabile che la persona si curi degli aspetti ambientali o li percepisca come critici. Un segnale da non sottovalutare, perché comporta il rischio che questi temi vengano sempre più relegati a questione minoritaria o, peggio, elitaria.
“L’incremento in termini di consapevolezza per i cambiamenti climatici, osservato rispetto al 2014, risulta particolarmente marcato tra i laureati di tutte le classi di età” – Istat, Rapporto Bes – Ambiente 2025
E questo proprio quando in realtà – come è sempre il rapporto Bes di Istat a segnalare – gli effetti della crisi climatica in corso appaiono sempre più evidenti, riflettendosi sulla sulla vita quotidiana delle persone.
Da un lato è vero che diversi indicatori ambientali sono in miglioramento. Nell’ultimo decennio la qualità dell’aria ha risentito in modo positivo della diminuzione delle concentrazioni di pm2,5, così come del calo delle emissioni di CO2.
6,8 tonnellate per abitante le emissioni di anidride carbonica e altri gas climalteranti. Erano 8,4 nel 2012.
Dall’altro, altri indicatori meteo-climatici come i giorni di durata dei periodi di caldo, o quelli consecutivi senza pioggia, mostrano un peggioramento nell’ultimo periodo. Segnalando come la strada per il contrasto del cambiamento climatico resti ancora lunga e complessa.
42 giorni ricadenti nei periodi di caldo nel 2023; erano stati 15 nel 2012.
Per questo motivo, una consapevolezza diffusa su questi temi non va considerata un fattore secondario; a partire dalla sensibilizzazione a scuola su questi temi. Scuole che, come approfondiamo in questo articolo, in alcuni casi possono essere anch’esse esposte a problemi ambientali e di inquinamento.
Quanto incide sulle scuole l’inquinamento atmosferico
In media in Italia, su circa 40mila edifici scolastici statali, poco meno di mille risultano collocati nei pressi di una fonte di inquinamento atmosferico. Si tratta del 2,3% del totale, con divari regionali rilevanti. In Liguria si sfiora il 6%, seguono il Lazio con il 4,4% e la Puglia con il 3,8%. Queste regioni, insieme all’Emilia-Romagna (3,7%), rappresentano le aree con la più alta incidenza di scuole esposte.
Al contrario, la maggior parte delle regioni si colloca al di sotto della soglia del 3%, con una quota inferiore all’1% in Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Molise. In generale, i dati suggeriscono che il problema della vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico per le strutture scolastiche appare circoscritto a specifici contesti territoriali, rendendo cruciale un approccio mirato, di livello almeno comunale.
Nei capoluoghi di provincia, il 5% degli edifici scolastici statali risulta situato in prossimità di fonti di inquinamento atmosferico, una quota pari a circa il doppio della media nazionale (2,3%). Allo stesso tempo, l’analisi evidenzia che questa condizione non è distribuita in modo omogeneo tra le città italiane, ma presenta differenze significative da territorio a territorio.
5% gli edifici scolastici statali vicini a una fonte di inquinamento atmosferico nelle città. Il doppio della media nazionale.
In 53 capoluoghi, circa la metà del totale, questo problema non è dichiarato per nessuna scuola statale. Mentre il capoluogo di provincia dove è dichiarata con maggiore frequenza la vicinanza delle scuole a fonti di inquinamento atmosferico è La Spezia. In questo comune sono censiti 53 edifici scolastici statali, di cui per 22 gli enti proprietari hanno riportato la vicinanza a tali fonti (il 41,5% del totale). Immediatamente dopo si posiziona Foggia, con una quota del 38,5%. Seguono a maggiore distanza Taranto con il 27,4% e Imperia con il 25,9%.
La Spezia, Foggia, Taranto e Imperia sono i capoluoghi con più scuole vicine a fonti inquinanti
Percentuale di edifici scolastici statali che hanno nelle vicinanze fonti di inquinamento atmosferico (a.s. 2024/25)
DA SAPERE
Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Per determinare univocamente il concetto di “prossimità” all’edificio scolastico, il ministero segnala nelle linee guida alla compilazione che, “generalmente, nei regolamenti comunali si considera ‘prossimo’ a un edificio, un elemento urbanistico che si trovi entro il raggio di 300 metri dall’edificio stesso”.
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim
(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
Tra i primi 10 capoluoghi per incidenza di scuole vicine a fonti di inquinamento atmosferico anche Pistoia (16,9%), Ancona (14,1%), Reggio nell’Emilia (10,9%), Napoli (10,5%), Treviso (10,3%) e Livorno (9,9%). Questi dati suggeriscono che, in alcuni specifici contesti urbani, è cruciale adottare misure di mitigazione e di pianificazione territoriale per proteggere la salute degli studenti e del personale scolastico.
Il report è disponibile anche su conibambini.openpolis.it, con i dati regione per regione.
L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un’informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti originali.

