{"id":56597,"date":"2026-05-19T16:16:15","date_gmt":"2026-05-19T14:16:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conibambini.org\/?post_type=osservatorio&#038;p=56597"},"modified":"2026-05-19T16:16:17","modified_gmt":"2026-05-19T14:16:17","slug":"in-italia-il-numero-di-nati-e-al-minimo-storico","status":"publish","type":"osservatorio","link":"https:\/\/www.conibambini.org\/en\/osservatorio\/in-italia-il-numero-di-nati-e-al-minimo-storico\/","title":{"rendered":"In Italia il numero di nati \u00e8 al minimo storico"},"content":{"rendered":"\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Il numero medio di figli per donna \u00e8 sceso a 1,14. Si tratta del minimo storico dal 1995.<\/strong><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Il 62,2% delle persone dichiara di aver dovuto rinunciare alla genitorialit\u00e0 a causa delle difficolt\u00e0 incontrate.<\/strong><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Le priorit\u00e0 per invertire la rotta devono contemplare sostegno economico, servizi per l\u2019infanzia e agevolazioni abitative.<\/strong><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Nel 2022 Catania \u00e8 stato il comune capoluogo con il pi\u00f9 alto tasso di natalit\u00e0.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia, quello che viene definito come \u201cinverno demografico\u201d \u00e8 diventato un fenomeno strutturale. Come avevamo gi\u00e0 osservato in precedenti approfondimenti, e come del resto emerge anche dalle ultime rilevazioni di Istat sul tema, il calo delle nascite non accenna a interrompersi. Secondo i dati dell\u2019istituto, ancora provvisori infatti, nel 2025 i nuovi nati sono stati circa 355mila, 6 ogni mille abitanti.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-3,9% il calo delle nascite rispetto al 2024 (dato provvisorio).<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allargando lo sguardo agli ultimi 17 anni, rispetto al picco di nascite registrato nel 2008, la contrazione complessiva risulta pari al 38,4%.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tali dinamiche hanno diverse motivazioni. La prima \u00e8 di natura strutturale: le persone in et\u00e0 fertile sono molte meno rispetto al passato. La popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni (considerata convenzionalmente come la fascia d\u2019et\u00e0 riproduttiva) \u00e8 scesa da 14,3 milioni nel 1995 a 11,4 milioni nel 2025. A ci\u00f2 si aggiunge una minore propensione da parte delle giovani coppie ad avere figli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una tendenza influenzata da diversi fattori, che non pu\u00f2 essere semplicisticamente ricondotta a un\u2019unica causa. Tra questi tuttavia pu\u00f2 incidere in maniera significativa la mancanza di supporti adeguati alla genitorialit\u00e0. Un recente studio di Istat ad esempio ha approfondito il contributo alla natalit\u00e0 della presenza di asili nido e servizi rivolti alla cura della prima infanzia, mostrando che un incremento sostanziale della disponibilit\u00e0 di servizi possa avere un effetto positivo e statisticamente significativo sull\u2019andamento delle nascite. Anche se l\u2019effetto causale riscontrato dalla ricerca \u00e8 quello di un rallentamento del calo delle nascite piuttosto che di un incremento assoluto, si tratta di un elemento su cui riflettere nella definizione delle politiche pubbliche su questi temi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I nuovi dati sulla natalit\u00e0 in Italia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcune recenti pubblicazioni dell\u2019istituto di statistica analizzano l\u2019inverno demografico concentrandosi non solo sul dato riguardante i nuovi nati ma anche sul tasso di natalit\u00e0 e quello di fecondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda il primo aspetto, come gi\u00e0 detto, nel 2025 si sono registrati in totale circa 355mila nuovi nati, in diminuzione del 3,9% rispetto all\u2019anno precedente (circa 15mila in meno). Se si confronta questo dato con il picco del 2008, quando i nati erano stati oltre 576mila, la perdita complessiva \u00e8 di circa 221mila nascite. Un declino che si riflette anche nel tasso di natalit\u00e0, vale a dire il numero di nuovi nati ogni mille abitanti. Questo indicatore \u00e8 infatti passato da 9,7 neonati ogni mille residenti fatto registrare nel 2008 ai 6 per mille del 2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel 2025 meno di 360mila i nuovi nati<\/strong><br><em>Numero di bambini nati vivi, tasso di natalit\u00e0 e tasso di fecondit\u00e0 per gli anni 2008, 2018 e 2025<\/em><\/p>\n\n\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"100%\" height=\"505\" frameborder=\"0\" src=\"https:\/\/embed.openpolis.it\/numeri\/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati\/?opmag-charts-bare-view\"><\/iframe>                                      <script>function op_rcvMsg(e){if(\"embed-size\"===e.data.type&&e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(\"iframe\"),a=0;a<t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(\"message\",op_rcvMsg,0);<\/script><\/p>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>DA SAPERE<br>I dati relativi al 2025 sono provvisori.<br>Il tasso di natalit\u00e0 indica il numero di nuovi nati ogni mille abitanti. Il tasso di fecondit\u00e0 misura il numero medio di figli che una donna avrebbe se seguisse i tassi di fecondit\u00e0 per et\u00e0 registrati nell\u2019anno di riferimento. In altre parole, \u00e8 il numero medio di figli per donna nella sua et\u00e0 feconda, considerata tra i 15 e 49 anni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>FONTE: elaborazione Openpolis \u2013 Con i bambini su dati Istat<br>(ultimo aggiornamento: marted\u00ec 21 Ottobre 2025)<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per l\u2019Istat la fecondit\u00e0 \u00e8 ai minimi storici.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla gi\u00e0 citata diminuzione delle potenziali madri, assistiamo anche a un calo del tasso di fecondit\u00e0. Nel 2025 infatti, il numero medio di figli per donna \u00e8 sceso a 1,14. Questo valore rappresenta il nuovo minimo storico, dopo che gi\u00e0 nel 2024 si era gi\u00e0 raggiunto un picco negativo (1,18). Il precedente minimo, pari a 1,19 figli per ogni donna, risaliva al lontano 1995. L\u2019Istat sottolinea come siamo ormai lontanissimi dalla soglia di ricambio generazionale di 2,1 figli per donna. L\u2019ultima generazione di donne a garantire tale soglia \u00e8 stata quella delle nate nel 1947. Un dato paradossale, se si considera che le indagini sono generalmente convergenti nell\u2019indicare in due il numero di figli desiderato dalle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Varie ricerche, incluse quelle che considerano il caso italiano, dimostrano, infatti, come gli individui dichiarano di desiderare pi\u00f9 figli (di solito circa 2) di quanti ne realizzino effettivamente (Beaujouan e Berghammer 2019). Da ci\u00f2 derivano alcune riflessioni. Il livello basso e molto basso di fecondit\u00e0 non \u00e8 semplicemente una scelta esplicita da parte delle coppie giovani<\/em>\u201d \u2013 Istat, L\u2019impatto dell\u2019espansione dei servizi educativi per la prima infanzia sull\u2019andamento della natalit\u00e0 in Italia (2024)<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 si fanno meno figli<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riuscire a intervenire su fenomeni strutturali come la diminuzione delle potenziali madri \u00e8 piuttosto complesso. Dove invece le politiche pubbliche possono riuscire ad avere un impatto, anche nel medio termine, \u00e8 su altre contingenze. Ad esempio sugli aspetti economici o sulla mancanza di strutture di supporto, che scoraggiano a fare figli anche chi invece vorrebbe averne. Da questo punto di vista, analizzare i desideri delle persone \u00e8 fondamentale per comprendere il fenomeno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>I fattori che contribuiscono alla contrazione della natalit\u00e0 sono molteplici: l\u2019allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precariet\u00e0 del lavoro giovanile e la difficolt\u00e0 di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l\u2019uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si pu\u00f2 affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialit\u00e0 o di posticiparla<\/em>\u201d \u2013 Istat, Natalit\u00e0 e fecondit\u00e0 nella popolazione residente (ottobre 2025)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una recente pubblicazione di Istat ha approfondito le intenzioni di fecondit\u00e0 della popolazione. Secondo l\u2019analisi dell\u2019istituto, nel 2024 solo il 21,2% degli under 50 intendeva avere un figlio nei successivi tre anni. Nel 2003 questa quota era del 25%. Questo significa che oltre 10,5 milioni di persone in et\u00e0 feconda non intendono avere figli o non vogliono averne altri. Tale scelta per\u00f2 in diversi casi appare pi\u00f9 subita che voluta.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">62,2% i soggetti che dichiarano di aver dovuto rinunciare alla genitorialit\u00e0 a causa delle difficolt\u00e0 incontrate nel perseguire i propri progetti riproduttivi.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le motivazioni economiche rappresentano il primo grande scoglio, segnalate da circa un terzo delle persone che hanno riferito ostacoli nel realizzare i propri desideri. Questa preoccupazione \u00e8 particolarmente sentita dagli uomini tra i 25 e i 34 anni. Al fattore economico si affiancano le criticit\u00e0 legate al mondo del lavoro. Circa il 9,4% del campione ritiene di non disporre di condizioni lavorative adeguate per accogliere un figlio. Questo dato \u00e8 strettamente connesso alla percezione di instabilit\u00e0: quasi un quarto delle donne tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere garanzie sufficienti per intraprendere il percorso della maternit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La necessit\u00e0 di accudire parenti anziani pu\u00f2 scoraggiare le giovani generazioni dal perseguire i progetti familiari.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ulteriore elemento di freno \u00e8 rappresentato dai fattori biologici e anagrafici. Poco meno di un quinto degli intervistati indica l\u2019et\u00e0 come motivo principale della mancata realizzazione dei propri desiderata, un problema che riguarda la met\u00e0 delle persone (51,7% tra le donne) nella fascia tra i 45 e i 49 anni. Infine, pesano in modo significativo i nuovi carichi di cura che gravano sulle generazioni attuali. L\u201911,5% delle persone in et\u00e0 feconda dichiara di dover rinunciare alla genitorialit\u00e0 perch\u00e9 impegnato nell\u2019assistenza ai propri genitori anziani. Questo fenomeno \u00e8 particolarmente evidente tra i 45-49enni, dove la quota di chi si prende cura dei genitori raggiunge il 17,9%.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Verso politiche pubbliche integrate<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il declino delle nascite non riguarda quindi solo la demografia, ma interroga il futuro del welfare e dei servizi per l\u2019infanzia. Dalle rilevazioni di Istat infatti emergono chiaramente quali sono le priorit\u00e0 per invertire la rotta: sostegno economico (28,5%), potenziamento dei servizi per l\u2019infanzia (26,1%) e agevolazioni abitative (23,1%).<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il potenziamento dei servizi per l\u2019infanzia pu\u00f2 contribuire alla genitorialit\u00e0.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno degli aspetti critici che emergono dalle rilevazioni quindi \u00e8 anche quello relativo alla presenza e disponibilit\u00e0 di posti in asilo nido. Come abbiamo raccontato in passato infatti \u00e8 proprio dove queste strutture mancano che le madri incontrano maggiori difficolt\u00e0 a rimanere nel mercato del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza interventi strutturali e integrati che facilitino la conciliazione tra vita e lavoro e che garantiscano stabilit\u00e0 economica ai giovani, difficilmente si potr\u00e0 invertire la tendenza.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La natalit\u00e0 nei territori<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Finora ci siamo concentrati su analisi di carattere generale. Tuttavia per poter intervenire con politiche mirate e adeguate alle esigenze dei diversi territori \u00e8 fondamentale avere dati con granularit\u00e0 almeno comunale. In questo senso, i dati pi\u00f9 recenti con questa disgregazione fanno rifermento al 2022.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quell\u2019anno, il tasso di natalit\u00e0 nazionale era di 6,7 nati ogni mille abitanti. Logicamente, mentre nei grandi centri urbani il tasso di natalit\u00e0 risulta pi\u00f9 stabile grazie all\u2019ampia base della popolazione residente, nei piccoli comuni l\u2019indicatore \u00e8 soggetto a una maggiore volatilit\u00e0 statistica, dove anche poche nascite possono determinare variazioni percentuali molto marcate. Per questo \u00e8 interessante andare a vedere cosa succede nelle principali citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tasso di natalit\u00e0 in diminuzione in quasi 6mila comuni<\/strong><br><em>Il tasso di natalit\u00e0 comune per comune (2022)<\/em><\/p>\n\n\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"100%\" height=\"505\" frameborder=\"0\" src=\"https:\/\/embed.openpolis.it\/numeri\/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni\/?opmag-charts-bare-view\"><\/iframe>                                      <script>function op_rcvMsg(e){if(\"embed-size\"===e.data.type&&e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(\"iframe\"),a=0;a<t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(\"message\",op_rcvMsg,0);<\/script><\/p>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>DA SAPERE<br>Il tasso di natalit\u00e0 indica il numero di nuovi nati ogni mille abitanti. A partire dai dati del 2018 il bilancio della popolazione residente tiene conto dei risultati del Censimento permanente della popolazione. I dati relativi agli anni 2014-2018 sono consultabili nella sezione \u201cPopolazione Intercensuaria\u201d. La configurazione territoriale e amministrativa utilizzata, relativa ai comuni e alle unit\u00e0 territoriali sovracomunali, fa riferimento alla data del 31 dicembre 2022. A questa data, il numero dei comuni era pari a 7904. Negli anni il numero dei comuni pu\u00f2 modificarsi sia per la costituzione di nuovi enti, prevalentemente per la fusione di comuni gi\u00e0 esistenti e conseguentemente soppressi, sia perch\u00e9 alcuni sono inglobati in altri che non cambiano nome.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>FONTE: elaborazione Openpolis \u2013 Con i bambini su dati Istat<br>(ultimo aggiornamento: luned\u00ec 11 Novembre 2024)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si prendono in considerazione i comuni capoluogo, notiamo che in 32 centri il tasso di natalit\u00e0 \u00e8 superiore alla media. I valori pi\u00f9 alti si registrano al sud. A Catania il tasso di natalit\u00e0 nel 2022 \u00e8 stato di 8,5 nuovi nati ogni mille abitanti. Seguono Andria e Palermo (8) e Crotone, Bolzano, Reggio Emilia e Piacenza (7,8). Da notare anche il dato sopra la media di Napoli (7,7). Viceversa, valori particolarmente bassi si registravano in Sardegna. A Nuoro, Carbonia e Oristano c\u2019era un tasso di 4 neonati ogni mille residenti, a Cagliari di poco superiore (4,5).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il report \u00e8 disponibile anche su conibambini.openpolis.it, con i <a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/in-italia-il-numero-di-nati-e-al-minimo-storico\/\">dati regione per regione<\/a>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i bambini e Openpolis nell\u2019ambito del Fondo per il contrasto della povert\u00e0 educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalit\u00e0 di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un\u2019informazione basata sui dati. L\u2019obiettivo \u00e8 promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunit\u00e0 educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l\u2019elaborazione di analisi e approfondimenti originali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"featured_media":56598,"template":"","osservatorio_hashtag":[180],"osservatorio_regione":[],"class_list":["post-56597","osservatorio","type-osservatorio","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>In Italia il numero di nati \u00e8 al minimo storico<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il numero di medio di figli per donna \u00e8 sceso a 1,14, minimo storico degli ultimi 30 anni, ben lontano dalla soglia di ricambio generazionale\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, 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