Unicef, 27 milioni di bimbi in fuga da scuola per guerre

18 settembre 2017

 Ventisette milioni di bambini hanno
lasciato la scuola in 24 paesi coinvolti in conflitti, un quadro
allarmante se si pensa che soltanto nel 2015 i bimbi 'sperduti'
erano circa 50 milioni e 28 milioni di loro sono stati costretti
a scappare a causa di violenze e di un clima generalizzato di
insicurezza: a confermarlo è il rapporto 'EducationUprooted',
diffuso dall'Unicef in occasione dell'Assemblea Generale
dell'Onu. 
   Secondo lo studio i bambini e i giovani migranti con bassi
livelli di istruzione "incorrono in un rischio sempre maggiore
di sfruttamento". A stare ai dati di un sondaggio realizzato tra
i minori che si spostano sulla rotta che collega il 
Mediterraneo centrale all'Europa, il 90% degli adolescenti senza
istruzione avrebbe dichiarato di aver subito sfruttamento,
rispetto al 77% dei bambini con un'istruzione primaria e al 75%
con un'istruzione secondaria. Inoltre sulla rotta del
Mediterraneo Orientale il 23% degli adolescenti senza istruzione
ha dichiarato di aver subito sfruttamento, rispetto al 20% con
un'istruzione primaria e al 14% con un'istruzione secondaria. 
   I rifugiati, ancora secondo l'Unicef, avrebbero una
probabilità 5 volte maggiore di non frequentare la scuola
rispetto agli altri bambini, infatti solo il 50% di essi risulta
iscritto alla scuola primaria e meno del 25% alla secondaria. Le
adolescenti migranti affronterebbero poi "un rischio
eccezionale": avrebbero infatti un maggior numero di probabilità
di diventare vittime di violenza sessuale e di genere. Stesso
quadro nei paesi colpiti da conflitti, dove le ragazze hanno una
probabilità 2,5 volte maggiore di non frequentare la scuola
rispetto ai ragazzi.
   In alcuni paesi, denuncia ancora il rapporto, "esistono delle
barriere legali: per esempio solo 10 Stati membri dell'Ue
riconoscono a un bambino migrante senza documenti il diritto di
avere accesso al sistema scolastico e 5 li escludono. A fronte
di questa situazione l'Unicef invita, tra l'altro, a integrare
tutti i bambini 'sperduti' (migranti, rifugiati, sfollati
interni, richiedenti asilo o non accompagnati) nel sistema
scolastico del paese in cui vivono; a investire in opportunità
di apprendimento di alta qualità, adattate ai diversi bisogni
dei bambini sradicati dalle loro case; e a fornire servizi come
la consulenza psicosociale, l'insegnamento della lingua e
l'assistenza per l'integrazione.(ANSA 18 settembre 2017).

Altre notizie che potrebbero interessarti

Acri Incontro 21 giugno 2017. “E’ una questione di educazione”

  Come ogni anno Acri e Assifero organizzano un incontro per anticipare a livello nazionale i temi che verranno sviluppati il 1° [...]

Leggi tutto

Ocse boccia la scuola italiana

Impietosa la pagella dell’Ocse: le scuole italiane non hanno raggiunto la sufficienza. Un sei risicato in matematica, ma nel Belpaese i [...]

Leggi tutto

Questo sito prevede l‘utilizzo di cookie. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Ulteriori informazioniOK