Immagine La famiglia adolescente e la fuga verso i social

La famiglia adolescente e la fuga verso i social

10 luglio 2017

Le famiglie ormai hanno assunto configurazioni diverse: tradizionali, monoparentali, ricomposte, famiglie omogenitoriali. Questo cambiamento ha investito anche l’età media delle donne per il primo figlio, intorno ai 32 anni. Mentre, l’indice di natalità per ogni donna è 1,30 circa, il che vuol dire che in ogni famiglia il numero dei figli si riduce ad uno al massimo due.

Questo fenomeno comporta che il figlio, fin dall’inizio, condivida la vita dei genitori, per cui i confini fra il mondo dei genitori e il figlio tendono a sfumare. Avere un solo figlio implica una forte focalizzazione su di lui accentuando, come aveva messo in luce Sigmund Freud, un investimento narcisistico, in base al quale il figlio dovrà realizzare i sogni irrealizzati dei genitori, sempre più ripiegati su se stessi.

Allo stesso tempo si è affermato anche un giovanilismo nei genitori che non vogliono invecchiare.

Per questo si parla sempre più spesso di “adultescenti”, dando vita a quella che viene definita “famiglia liquida”.

L’adolescenza dei figli avviene quando i genitori si avvicinano ai 50 anni e la crisi dei genitori si interseca con quelle del figlio.

I genitori si trovano ad affrontare un bilancio personale, cercando di nascondere il tempo che passa. Mentre i figli cercano di distaccarsi per cercare di “liberarsi dalla setta familiare” (Adam Phillips).

Lo spazio privato del figlio è costantemente invaso da genitori onnipresenti, che si reincarnano nei figli diventando amici, confidenti, complici. Per i figli è difficile conquistare la propria autonomia anche perché la loro sessualità si realizza davanti agli occhi spesso complici dei genitori.

Il processo di separazione-individuazione viene ostacolato perché gli adolescenti non hanno dei genitori contro cui opporsi e contrapporsi per cui il processo di autonomia si traduce spesso in comportamenti di ribellione o di trasgressione.

I comportamenti trasgressivi sono sostenuti dal gruppo dei coetanei, che ha assunto un peso crescente nella vita degli adolescenti, fornendo codici e significati spesso alternativi alla famiglia.

Mentre le teorie psicoanalitiche classiche sottolineavano la centralità del conflitto edipico che contrapponeva gli adolescenti ai genitori e per l’accesso alla sessualità e al potere detenuto dagli adulti, oggi ci troviamo di fronte a un adolescente Narciso che si pone al centro dello scenario e ricerca rassicurazioni e conferme dai genitori oltreché dai coetanei, per alimentare narcisisticamente il proprio sé.

Il lessico degli adolescenti è cambiato, non più impegno, responsabilità, lavoro, piuttosto felicità, desideri e proprio tornaconto personale. Inoltre, il mondo psichico ha assunto una configurazione diversa, in cui gli altri sono sempre più necessari per aver conferme e rispecchiamenti narcisistici, dal momento che le identificazioni infantili con i genitori vengono meno.

I social network amplificano questo bisogno di avere costanti conferme da parte degli altri che diventano un’audience continua con cui confrontarsi.

Gli adolescenti sono sempre connessi con un’attivazione continua che può interferire nella loro vita e nei ritmi psicobiologici personali.

La rete diventa la vera ribalta nella quale gli adolescenti fanno le loro esperienze sociali confrontandosi coi coetanei che amplificano il senso di sé. I social media sono spesso l’unico modo di avere una vita personale.

I messaggi nella rete si diffondono rapidamente contribuendo ad un senso grandioso di sé, ma anche col rischio di perdere la propria privacy. In ogni caso è uno spazio di difficile accesso per gli adulti e i genitori. Questo comporta avere anche molte amicizie, senza una vera intimità.

Ne consegue che non ci si deve più annoiare. Emerge un’organizzazione del sé autocentrata in cui le capacità di empatia e di mentalizzazione sono limitate, con il frequente ricorso a strategie dissociative.

Sul piano neurobiologico avvengono grandi trasformazioni: si attiva il sistema limbico (il cervello emotivo) e solo più tardivamente maturano i lobi frontali responsabili del controllo degli impulsi e delle emozioni e della programmazione del comportamento ed anche della previsione delle conseguenze delle proprie azioni.

È tipico di questo periodo correre dei rischi e ricercare sensazioni forti che favoriscono il distacco dalla famiglia e la sperimentazione.

Anche il rapporto famiglia-scuola è cambiato rispetto al passato. Quando esisteva una continuità di regole e di orientamenti educativi per cui i bambini e i ragazzi si confrontavano con una coerenza di valori che favoriva la loro identificazione.

Oggi il figlio rappresenta più del passato un investimento familiare e si verifica un rapporto di complicità fra genitori e figlio a scapito della scuola, accusata di non valorizzare abbastanza il proprio figlio.

La condizione adolescenziale si è fatta estremamente complessa anche perché i genitori hanno difficoltà ad assumere un ruolo di guida, trovandosi spesso sullo stesso piano dei figli. Ancora oggi è valido quello che scrisse Donald Winnicott “l’adolescenza è una malattia normale, il problema è dei genitori e della società se sono abbastanza sani da poterla sopportare.”

Questo post è a cura di Massimo Ammaniti della Società Psicoanalitica italiana, Università di Roma La Sapienza

http://www.huffingtonpost.it/con-i-bambini/la-famiglia-adolescente-la-fuga-verso-i-social_a_23023161/?utm_hp_ref=it-homepage

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