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Lug / 17

Dal blog. Mamme di quartiere

S. è nata in Algeria e lì vive la sua famiglia, lì ha i suoi amici, lì ha studiato e si è laureata. Poi l’amore e la ricerca di una vita migliore l’hanno portata in Italia dieci anni fa, insieme a suo marito. I primi anni sono stati davvero duri: aveva quasi paura a uscire, lei che era sempre stata una donna indipendente e libera. Si è sentita sola, invisibile, non sapeva come muoversi, non sapeva se i suoi “giusto” e “sbagliato” fossero validi in questo paese.

Poi i bambini, coccolati e accuditi, sempre da sola. “Mio marito è bravo, un gran lavoratore ma un po’ “pigro” e ad aiutare in casa proprio non ci pensa”. Insomma quella fatica dello “spaesamento” e della solitudine, che puoi capire bene solo se ci sei passato. E lei ha ben chiaro cosa sia questo dolore sordo e ora che ha tirato fuori tutte le sue risorse, ha imparato benissimo la lingua italiana e sa perfettamente come muoversi nella intricata burocrazia dei servizi italiani, ora lei, sa cosa si prova. Ha colto al volo l’occasione di essere utile ad altre mamme che, come lei qualche anno fa, fanno fatica.

Ora che i miei bimbi vanno scuola, io conosco bene le altre mamme e le maestre mi chiedono di aiutarle perchè è difficile capirsi tra lingue diverse. So l’arabo e l’italiano”.

Ma S. conosce bene soprattutto la grammatica delle emozioni e così, quando è arrivata l’opportunità S. si è buttata a capofitto in un’esperienza nuova che ha subito fatto sua come un vestito cucito su misura: è diventata una mamma di quartiere, all’interno di un progetto più ampio che coinvolge donne di diverse nazionalità che sostengono, orientano e aiutano altre donne nei luoghi naturali della quotidianità, nel proprio quartiere, a scuola, ai giardini.

Così una mamma egiziana al nono mese di gravidanza, che si muoveva timida e disorientata per la scuola, è stata incontrata da qualcuno che la vede e parla sua lingua: non aveva nulla per questa bambina in arrivo e S. ha messo in moto la rete e ora questa bimba che è nata ha un lettino, dei vestiti, pannolini, una carrozzina e una mamma non più così sola. S. coinvolge le mamme italiane e straniere in laboratori per tutti, cucina pasticcini a cui nessuno riesce a dire di no, prova a raccontare a chi è arrivato da poco come si vive qui per prevenire equivoci e conflitti.

S. è nata in Algeria ma ora la sua casa è a Torino.

A cura della Casa del quartiere di Torino per Orizzonti Zerosei della Compagnia di San Paolo

www.programmazerosei.it

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