03
Lug / 17

Dal nostro blog. Il progetto della Fondazione Crt “Giovani investimenti”

– Ciao, benvenuto in via Baltea! Ci racconti qualcosa di te e perché sei qui?

– Sono qui perché non so fare niente.

Molte storie del doposcuola del progetto Giovani Investimenti, nel quartiere Barriera di Milano in periferia di Torino, cominciano con facce tristi, scoraggiamento generale, il senso di essere stati trascinati a forza in un qualcosa che si sarebbe volentieri evitato di fare. Quando poi si dice che via Baltea è un posto in cui si fanno i compiti, il morale dei ragazzi e il senso di sollievo dei genitori che li accompagnano per l’iscrizione diventano inversamente proporzionali (“sì, la prof. me l’ha spiegata ‘sta cosa, ma non ho mica capito bene…”):

– Perché dovrei passare due pomeriggi qui invece di uscire con gli amici?

Poi, il tempo passa e si conoscono delle persone che ti fanno sì fare i compiti, ma in modi diversi perché “non devi avere paura di dire cavolate in questo posto, se sbagli gli errori volano fuori dalla finestra”. Se ad esempio confondi Hegel con Eva Henger, ci si ride un po’ su e si cerca di capire che non sono esattamente la stessa cosa. Ci si confronta con persone diverse, per età e per preparazione – il gruppo di lavoro comprende oltre a degli educatori anche dei volontari giovani e “diversamente giovani” – e questo scambio arricchisce entrambe le parti in gioco. Soprattutto, si conoscono ragazzi e ragazze con i quali si condividono le delusioni e soddisfazioni di tutti i giorni, attraverso piccoli gesti di cura apparentemente insignificanti, eppure importantissimi.

Il progetto Giovani Investimenti, sostenuto dalla Fondazione CRT e realizzato da ASAI (Associazione di Animazione Interculturale), è infatti dedicato a contrastare la dispersione scolastica promuovendo l’autonomia personale e il benessere collettivo, con particolare attenzione alle realtà più esposte alla povertà educativa.

Dopo i compiti si fa merenda insieme e si impara a essere rispettati e a rispettare, ad ascoltare gli altri prima di essere ascoltati, a trascorrere del tempo insieme. Si diventa un po’ una “piccola famiglia” con i suoi pettegolezzi, litigi e riappacificazioni, all’interno della quale si trova il coraggio di esprimere quello che si pensa di saper far bene, valorizzando i propri talenti:

– Senti, volevo dirti che una cosa la so fare…  Sono bravo a fare hip-hop, posso ballare qui dopo la merenda?

– Certo, perché però non provi anche ad insegnarlo agli altri? Proviamo insieme a mettere su un gruppo di ragazzi interessati?

Alla lunga, venire in via Baltea diventa un po’ come stare a casa. C’è un tempo per chiacchierare e un tempo per riflettere, un tempo per discutere di quello che accade nel mondo che ci circonda e un tempo per giocare e divertirsi. Anche quando non si ha nulla da fare si passa comunque a fare un saluto a tutti:

– Volevo dirvi che ho preso un 7 nell’ultima verifica di matematica. Adesso mi metto sotto per tirare su anche fisica prima della fine dell’anno. Non trovo giusto che non siate aperti tutti i giorni, perché non posso venire anche domani?

– Ma non eri tu quello che diceva di avere altro da fare piuttosto che venire qui?

A cura della Fondazione Crt

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